Guardare dentro noi stessi per capire chi siamo, quello che vorremmo essere, i passi da compiere per realizzare i nostri sogni.

Quante volte ci sentiamo sentiti dire che dietro queste operazioni si nasconde il segreto per la felicità? Eppure, non si tratta certo di un’analisi facile. Quasi sempre, piuttosto, ci viene naturale pensare che l’introspezione, la riflessione sulle nostre aspirazioni, altri non sia che un esame degli aspetti negativi che ci portiamo dietro, delle paure e delle nevrosi che inevitabilmente fanno parte del nostro bagaglio personale. Una concezione associata agli studi di Freud e che però impedisce di focalizzarci sui beni più preziosi che si trovano in quella valigia di fondamentale importanza che è il nostro animo, ricco di tesori che finiamo troppo spesso per ignorare. Proprio in questa direzione si muove così la filosofia positiva, che il suo precursore, Roberto Assagioli, amava definire come “un interesse verso gli attici delle persone piuttosto che verso scantinati”.

Per rimanere nei confini della metafora tracciata da Assagioli, pensiamo agli individui come a un alto palazzo che si arrampica verso il cielo. Se vogliamo la luce, è a piani alti che dobbiamo recarci, quelli dove si accede al vero potenziale di ognuno di noi. Sulla stessa falsariga, Martin Seligman proseguì il discorso sul finire degli anni ’80, proponendo un approccio basato su ciò che “già funziona” dentro di noi piuttosto che sulle debolezze e sugli aspetti più fragili. Nata con queste premesse, la strengths philosophy si focalizza sui mattoni fondamentali della nostra costruzione, punti di forza da coltivare giorno dopo giorno per raggiungere il benessere.

La parola “strength”, d’altronde, ha un duplice significato: può essere tradotta come punto di forza, qualcosa per la quale siamo particolarmente portati, la nostra principale passione. Ma anche come “ciò che dà forza”, un motore all’interno del nostro corpo che ci rifornisce costantemente di energia permettendo all’insieme di funzionare. Riconoscere le proprie strenghts, farle proprie, metterle al centro della nostra vita per ottenere quel senso di soddisfazione che ci era sempre sfuggito. Un processo fondamentale nella vita dei singoli e che diventa ancor più importante in un contesto aziendale, dove permette di concentrare gli sforzi per attrarre, sviluppare e valorizzare le risorse migliori, creando una mentalità vincente basata sul talento della quale oggi non è più possibile fare a meno .

L’azienda è un ingranaggio i cui singoli meccanismi devono azionarsi contemporaneamente e funzionare in maniera armonica, pena la compromissione del risultato finale. Rafforzare gli individui che fanno parte del progetto, aiutandoli a raggiungere un rinnovato equilibrio interiore inedito e aumentare la loro autostima, permette così il raggiungimento di traguardi altrimenti impossibili da pensare. Pensiamo per un attimo alla frustrazione che deriva dall’impossibilità di eccellere in un’abilità verso la quale non siamo portati. Se non capiamo quali sono le nostre vere potenzialità, se non riusciamo a farle emergere, non saremo mai in grado di capire cosa ci riesce meglio. Nonostante l’impegno, continueremo a non brillare, col rischio di infilarci in una spirale negativa fatta di depressione e sconforto.

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: come fare a riconoscere le proprie strenghts? Può essere importante, per delineare i punti di forza, affidarsi all’aiuto di un esperto, un coach. Ma è possibile farlo anche da soli. Alex Linley, il fondatore del centro di psicologia positiva applicata, aveva identificato una serie di semplici domande alle quali provare a rispondere dopo un’attenta riflessione. Chiudete gli occhi, pensate alla vostra storia, al passato, a quello che ancora oggi rallegra le vostre giornate. Ci sono attività che amavate da bambini e che ancora oggi sono un prezioso rifugio dalla routine quotidiana? C’è qualcosa che, nel momento stesso in cui lo fate, vi fa sentire carichi di energie positive? E ancora: esistono campi in cui riuscite a eccellere senza sforzi, quasi spontaneamente? E di contro, cosa non inserireste mai in un’eventuale lista delle nostre priorità?

In un mondo che ci spinge sempre più spesso a chiederci “In cosa ho sbagliato? Dove posso migliorare?”, la vera innovazione sta allora nel porre l’accento sulle passioni, sui talenti, su ciò che funziona bene. Un cambio di prospettiva dietro il quale si cela il segreto per vivere una vita più piena, consapevoli dei propri mezzi e di ciò che davvero ci fa sentire bene. Riappropriarci del nostro corpo per rilanciare le nostre aspirazioni, poggiano su fondamenta che mai erano state così solide. E, tornando al contesto aziendale, costruire team complementari, dove i limiti di ogni singolo finiscono per intersecarsi con i punti di forza degli altri, dopo che una valutazione del potenziale ne abbia evidenziato le strenghts. Trovare la propria strada, insomma, per far sì che anche le nostre debolezze si rivelino in realtà armi vincenti.

Giulia Imbastoni e Tommaso Crocoli

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi