Quante volte abbiamo sognato di stringere tra le mani una preziosa lampada magica, di quelle che si vedono soltanto nelle fiabe e che contengono un genio pronto a esaudire ogni nostro desiderio? Forse non lo sapete, ma un simile, magico strumento è già in possesso di tutti noi e non è altro che il pensiero, capace di plasmare la realtà che ci circonda. Provate a fare una passeggiata per le vie principali della città: se vi convincete che tutti vi stanno guardando, sarete di colpo sorpresi dai tanti sguardi indiscreti che avete addosso. Ma è davvero così? Sono di colpo aumentate le persone intente a fissarvi? No. A cambiare è semplicemente il nostro modo di percepire il mondo esterno.
COME NASCONO LE CONVINZIONI
La mente è un’arma straordinaria, che dobbiamo però imparare a impugnare e utilizzare nella maniera corretta. Spesso, infatti, processi di questo tipo avvengono automaticamente, senza che ne abbiamo una reale coscienza. Immaginiamo di alzarci convinti che la giornata appena iniziata sarà terribile, frustrante. Senza rendercene conto, l’immagine che trasmetteremo di noi nelle ore successive non potrà che essere quella di un individuo teso, nervoso, suscettibile. Gli altri percepiranno questo atteggiamento e finiranno a loro volta per essere diffidenti, circospetti. E la minima scintilla basterà per accrescere la tensione e confermare la nostra impressione iniziale: una pessima giornata. Tutto questo, però, è in realtà una nostra creazione inconsapevole (per chi vuole approfondire il tema, può cercare sul web: la profezia che si autoavvera).
Le convinzioni da sole non sono in realtà né vere né false. Semplicemente, si basano su esperienze precedenti ma, se non indirizzate correttamente, influenzeranno anche quelle future. Sosteniamo dei colloqui di lavoro che non vanno a buon fine? Finiremo per credere di non essere portati per quel tipo di professione, che sia meglio lasciar perdere e dedicarci ad altro. Durante gli incontri successivi, non vi presenterete come un candidato forte e sicuro di sé, ma come uno sconfitto in partenza, senza entusiasmo e determinazione. Le convinzioni ci impediranno di dare il massimo, e probabilmente l’obiettivo finirà per sfumare.
I LIVELLI LOGICI DI ROBERT DILTS
Una volta diventati più famigliari con questi concetti, sorge naturale la domanda: come posso migliorarmi? Come fare per “funzionare meglio”? Un’idea efficace della strada da percorrere è quella fornita da Robert Dilts (trovi più info sul suo profilo linkedin), che negli anni ’80 diede un contributo fondamentale allo sviluppo della programmazione neurolinguistica. L’idea di base è che i processi all’interno di un individuo avvengano in una gerarchia naturale di livelli che si influenzano reciprocamente. Una piramide, in pratica, in cui il gradino più in alto influisce sul successivo, determinandolo. Alla base della costruzione c’è l’ambiente(dove e quando, il luogo in cui avviene un comportamento e le persone coinvolte), sopra il comportamento (cosa, le azioni compiute nello specifico), poi le capacità (come, le abilità utilizzate per dirigere i comportamenti stessi), le convinzioni e i valori (perché, le nostre mappe interne che danno un senso al mondo), l’identità (l’idea che abbiamo di noi stessi) e infine lo scopo (lo scopo della nostra vita, il modo in cui percepiamo il nostro appartenere a qualcosa).
In base a questa ideale scala tracciata da Dilts, abbiamo la possibilità di cambiare a partire dai piani alti per scendere poi verso il basso. Volete dire addio alle sigarette? Sarà importante, come prima cosa, smettere di riconoscerci nella parola “fumatori”, passando poi a smantellare le convinzioni che seguono a cascata (“fumare rilassa”, ad esempio) e lavorando infine sul comportamento e l’ambiente (magari evitando luoghi frequentati da fumatori).
CONVINZIONI FUNZIONALI E DISFUNZIONALI
Per quanto riguarda le convinzioni, le bussole alle quali si affida la nostra mente, è importante capire quando sono funzionali o meno. Immaginiamo di ricevere un complimento dal nostro capo: se crediamo che voglia manipolarci, finiremo per leggere quell’apprezzamento come una conferma della pessima idea che abbiamo di lui e non cogliere, invece, il reale significato dell’elogio che ci ha rivolto. In questo caso, una convinzione disfunzionale ci sta limitando, influenzando in maniera negativa il rapporto con la realtà circostante.
MODIFICARE LE CONVINZIONI
Insomma, abbiamo capito che gran parte della nostra vita dipende dalle nostre convinzioni, che determinano il nostro stato d’animo, le nostre aspettative e i nostri comportamenti. Un processo automatico che continua a ripetersi influenzandoci ma che possiamo, lavorando in maniera adeguata, modificare. Come visto nella piramide di Dilts, le convinzioni occupano infatti una posizione alta ma non i vertici e dunque, con gli strumenti adatti, è possibile intervenire per correggere quelle che ci ostacolano maggiormente. In che modo? Trasformandole in convinzioni “potenzianti”, benefiche per noi stessi e per le attività che svolgiamo. Nutro le convinzioni positive su una lingua? Sarò più incentivato nello studiarla e il suo apprendimento mi risulterà assai più semplice. Gli esempi potrebbero essere milioni: il rapporto con l’altro sesso, con il mondo del lavoro, con il proprio fisico: tutto diventa più semplice modificando le nostre linee guida.
STRUMENTI
Per farlo è possibile iniziare a porci domande all’apparenza scontate e che invece sono fondamentali e per invertire la rotta:
- C’è qualcosa che sto dicendo a me stess* che mi sta limitando in una particolare sfera della mia vita?
- Pensare che cosa mi permetterebbe di attivarmi e raggiungere il risultato che desidero?
- Come posso monitorare i cambiamenti?
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Se volete continuare a lavorare sulle vostre convinzioni provate il coaching!
Giulia Imbastoni e Tommaso Crocoli