Una ragazza di 30 anni che lavora ad un call center di una vivace cittadina canadese viene licenziata in tronco per aver osato rispondere ad un cliente maleducato. Lo stesso giorno un ragazzo conosciuto in una chat d’incontri cancella l’appuntamento senza anticipo e lei si ritrova sola e sotto la pioggia che inizia a cadere proprio in quel momento. Entra in una caffetteria e le offrono un cappuccino caldo, peccato che all’interno sia presente una granella di nocciola, alimento al quale la ragazza è allergica. Portata d’urgenza all’ospedale dopo essere svenuta, incontra un certo Doctor Tom, personaggio un po’ fuori dal comune che sembra conoscerla molto bene. Lo specialista afferma di essere uno psicologo sui generis e propone alla ragazza la sua terapia: scrivere la lista dei suoi rimpianti ed avere l’opportunità di andare indietro nel tempo per poter porre rimedio a ciascuno di essi. In poche parole, alla ragazza viene offerta l’opportunità di riscrivere la sua storia: a chi non piacerebbe? Ammetto che la trama di questa serie tv, “Being Erica”, ha stuzzicato anche la mia fantasia.

Tornare indietro nel tempo per non essere bocciata a quell’esame importante, per non mettermi di nuovo insieme al mio ex… insomma per ottenere quello che ho sempre desiderato e collezionare solo successi! Fosse stata data a me la stessa opportunità data alla Erica del telefilm, avrei parlato a quel ragazzo di cui ero segretamente innamorata a 14 anni e magari sarebbe stata la storia della mia vita e mi avrebbe evitato i futuri dolori e la delusione, avrei scelto un Master dopo la laurea triennale anziché proseguire con la specialistica così da entrare nel mondo del lavoro prima ed avere una carriera lavorativa folgorante e così via. Avrei riscritto daccapo la mia storia così come la mia testa se la immaginava: una vita perfetta.

La serie tv prosegue dando ad Erica l’opportunità di tornare indietro nel tempo e sistemare ciascun suo rimpianto. Peccato che rivivendo le situazioni a cui voleva porre rimedio fa altri errori e così se torna ai tempi del liceo per non ubriacarsi alla festa di maturità compiendo azioni che faranno parlare di lei l’intera scuola, finisce per venir investita dal vomito dell’amica ubriaca, dovendo perciò togliersi i vestiti ed andare a chiamare soccorsi mezza nuda, facendo,di nuovo, parlare di sé l’intera scuola.

E’ davvero possibile, in effetti, pensare ad una vita senza errori? E se invece di accarezzare l’idea di una vita perfetta cercassimo di rendere perfetto, ovvero trasformare in positivo, quello che ci accade anche quando non collima con ciò che ci piace?

Se penso al periodo peggiore della mia vita, mi rendo conto che aver sofferto così tanto mi ha permesso di sentire la sofferenza degli altri, di comprenderla, di mostrare quella che viene comunemente chiamata empatia. Se ci penso bene, è questa la strada che mi ha portato al lavoro che faccio e che oggi mi rende felice e soddisfatta. E’ come se ci fosse stato bisogno di quell’enorme ostacolo per permettere al mio potenziale di emergere in tutto il suo splendore. Se pensate ad un periodo di grande crisi della vostra vita e vi ricordate come ne siete venuti fuori, scoprirete alcune delle qualità a cui oggi non rinuncereste per nulla al mondo: la capacità di andare avanti nonostante tutto, la convinzione di poter contare su se stessi, aver imparato a perdonare e così via.

La sfida che vi lancio, cari lettori, è di prendersi un’ora del proprio tempo, cercare un luogo tranquillo, mettere una musica rilassante e rispondere a queste domande:

  • Quali sono i 3 fallimenti più grandi della mia vita?
  • Quale qualità personale mancherebbe alla mia vita se non ci fossero stati?
  • Di cosa sono davvero grato alla vita?

Prendetevi poi alcuni minuti per godere dello stato d’animo in cui vi troverete e fare vostre quelle emozioni. Sarete sorpresi dal senso di leggerezza, di positività e di significato da cui sarete pervasi.

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