Vi capita spesso di sentirvi male dopo una lite con il vostro partner o un amico e pentirvi subito dopo di quello che avete detto? Oppure di tornare a casa dopo una giornata di lavoro in cui magari avete discusso con qualcuno, in toni contenuti perché – si sa- è lavoro, e di sentirvi feriti? O ancora di trovarvi di fronte al vostro capo, o a qualsiasi altra figura autorevole, e a non riuscire a dire quello che vorreste portandovi dietro un senso di frustrazione per tutta la giornata o forse anche di più?

Se vi siete riconosciuti in almeno una delle situazioni proposte (naturalmente ve ne potrei citare molte di più) vuol dire che siete stati “emotivamente agganciati”. Qualsiasi situazione che innesca in noi una risposta non pensata ed automatica rappresenta un “gancio emotivo”.

Il gancio è qualcosa che si è formata durante la nostra crescita e che è collegato alle nostre zone vulnerabili (per approfondire, vedi cosa ho scritto). Ad esempio, con un genitore aggressivo potrei aver sviluppato un atteggiamento da vittima e così ogni volta che qualcuno usa toni aggressivi con me inizio a pensare “Non sono buono a niente!”, “Ha ragione, sono proprio una brutta persona…”, “Non valgo niente!” e così via. O al contrario, potrei aver sviluppato io stesso un atteggiamento da carnefice e quando vedo qualcuno più pavido o insicuro iniziare a provare rabbia e a trattarlo male (chi fosse interessato in particolare a capire come funzionano le figure di carnefice e vittima, può approfondire con la spiegazione del triangolo drammatico di Krapman). E’ come se, a prescindere da quale, una parte di noi prendesse il sopravvento e decidesse cosa farci fare. Roberto Assagioli le chiamerebbe le subpersonalità, proprio come se dentro di noi, con gli anni, si fossero formati dei personaggi che entrano in azione quando vengono sollecitati (per approfondire, vedi cosa ho scritto).

Esiste un modo, vi starete probabilmente chiedendo, per non farsi agganciare e liberarsi da questi automatismi?

Esistono di fatto molti strumenti, la scelta dei quali dipende principalmente dai nostri obiettivi e dal tempo e denaro che abbiamo da investire.

Potete senz’altro iniziare da un semplice esercizio, per il quale avrete bisogno di 1 ora del vostro tempo, di qualche foglio e 1 penna. A chi piace, può mettere una musica rilassante di sottofondo.

Dividete i fogli a metà e sulla colonna di sinistra, elencate minimo 3 e massimo 5 situazioni in cui vi siete fatti agganciare da qualcosa che l’altro ha fatto o detto.

Dividete ulteriormente la colonna di destra creando la colonna “Io” e la colonna “Un altro”.

Per ciascuna situazione descritta, nella colonna “Io” scrivete come avete vissuto la situazione e cosa avete pensato in 1° persona (ad esempio: il mio capo è stato aggressivo con me, ho pensato di essere un incapace…), nella colonna “Un altro” come descriverebbe oggettivamente la situazione una persona esterna e cosa penserebbe parlando di voi in 3° persona (ad esempio: il capo di Giulia parlava a voce alta – di fatto l‘aggressività è un’interpretazione-, ho pensato che stessero discutendo di qualcosa di importante…).

Quest’esercizio, fatto di tanto in tanto, permette di porre le basi per iniziare a riconoscere le situazioni che ci agganciano e iniziare a distaccarsi per essere più padroni della nostra vita, diminuire lo stress e sentirsi più sereni.

Vi è piaciuto? Lasciate un commento e raccontatemi come è andata!

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Giulia Imbastoni

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